L’ultima tendenza legata al lavoro recluso sono le linee sostenibili, quelle che strizzano l’occhio all’ambiente. La moda e il design hanno da tempo fatto i conti con l’emergenza ambientale e l’essere trendy passa ormai per il riuso creativo di oggetti destinati alla discarica, materiali biologici, basso impatto ambientale e tutela dei diritti. La nuova parola d’ordine è per tutti “sostenibilità”.
Supportato da una sempre più diffusa pratica di consumo critico, che oltre al rapporto qualità/prezzo vede le scelte dei consumatori basarsi sulla storia dei prodotti e considerare il comportamento delle imprese che li producono e li distribuiscono, per il made in carcere sembra essere un momento d’oro.
Uno dei fiori all’occhiello della cosiddetta moda “verde” è proprio il marchio ethical Made in Carcere con la sua collezione di borse realizzate con scarti di tessuto dalle detenute del carcere di Lecce. L’attività della cooperativa, dalla forte valenza sociale, fonda le sue basi su un “recupero” duplice: delle “cose” e delle “vite umane”.
Scopo principale della cooperativa sociale è quello di diffondere la filosofia della “Seconda chance”: un’altra opportunità alle detenute e una doppia vita a tessuti e oggetti.
Nell’azienda lavorano, con contratto a tempo indeterminato, una quindicina di detenute del carcere, alle quali è stato offerto un percorso di apprendimento consapevole per un riscatto di vita e la conquista di una “seconda chance”, attraverso l’apprendimento di un nuovo mestiere, l’avvicinamento a valori culturali e morali condivisi e con l’obiettivo finale della definitiva inclusione nella società civile.
E per le eco-fashion victim, che non riescono a fermarsi al solo acquisto di borse, sul sito del Ministero della Giustizia da poche settimane è attiva la sezione Vetrina prodotti dal carcere dove è possibile acquistare online una notevole varietà di articoli prodotti da detenuti delle carceri italiane, dall’abbigliamento agli alimenti, da prodotti di bellezza all’artigianato e molto altro. Per ogni prodotto viene indicata la cooperativa produttrice ed è possibile individuare i vari punti vendita presenti sul territorio.
Un ottimo segnale che spinge a sperare che questo apparentemente bizzarro connubio tra riuso creativo dei materiali e recupero sociale non si ritrovi vittima dell’abituale frenesia dei cicli della moda e delle tendenze del momento.