Con un miliardo di post a settimana, Twitter è considerato da molti l’anti Facebook, grazie anche alla popolarità in costante crescita (solo nel marzo 2011 sono stati creati circa 460 mila nuovi account al giorno). Ma il più famoso sito di microblogging è davvero un tale successo sociale?
A giudicare dallo studio Who Says What to Whom on Twitter (Chi dice cosa a chi su Twitter), realizzato da Yahoo! Research, parrebbe di no.
Stando ai risultati della ricerca, infatti, l’approccio degli utenti a Twitter è prevalenteme nte di tipo passivo: consiste cioè essenzialmente nel leggere e “vampirizzare” i messaggi altrui. Nello specifico quelli dell’élite, 20.000 utenti (lo 0,05% di quelli registrati) che postano il 50% dei messaggi totali.
Ma da chi è formata questa élite che, sostanzialmente, manda avanti Twitter? Gli autori dello studio l’hanno definita come composta da quattro categorie: media, celebrità, organizzazioni e blogger. Una quinta categoria, quella degli utenti “comuni”, racchiude tutti gli altri frequentatori del sito.
A differenza di altri studi precedenti, questo ha indagato a fondo la produzione e il flusso dei tweet, scoprendo così che mentre ad esempio gli utenti comuni leggono e partecipano molto ai tweet di celebrità e blogger, le celebrità interagiscono principalmente con altre persone famose, e i blogger con altri blogger. La maggior parte degli iscritti sono quindi meri consumatori che quasi non prendono in considerazione i messaggi redatti da altri utenti, vale a dire quelli “ordinari”.
Twitter assomiglia così più a un hub per scambiare informazioni che a un social network, con uno zoccolo duro di utenti attivissimi che producono i contenuti che gli altri si limitano a leggere e condividere, senza che avvenga però il contrario.
“Studiando il flusso di informazioni tra queste cinque categorie [...] la nostra analisi getta nuova luce su alcune vecchie domande della ricerca nel campo della comunicazione”, scrivono gli autori nel loro studio.